Luoghi e monumenti

 

Palazzo Morchio
Bastione
Chiesa di S. Giovanni Battista
Castello e Museo Etnografico
Palazzo del Duca
Chiesa di San Nicola
Oratorio di Santa Caterina
Palazzo Viale

 
 
 


IL PALAZZO MORCHIO

Palazzo Morchio é ora Municipio, costruzione della fine del sec. XVII con bel portale di ardesia di schietto stile genovese. II palazzo fu fatto costruire da Falcone Morchio, senatore della Repubblica di Genova, città dove i Morchio avevano un nome celebre fino dal sec. XIII.
Tommaso Morchio, ammiraglio comandante di 10 galee genovesi nel 1371 conquistò alla Repubblica l'isola di Malta e la città di Mazara in Sicilia, dando ai popoli cristiani due basi per il dominio del Mediterraneo orientale contro la potenza dell'impero ottomano.

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IL BASTIONE

"Il Bastione", costruito nel 1558, realizzato quando si rese necessario un ampliamento della prima cerchia di mura, corpo avanzato delle mura stesse, costituì il caposaldo d'un sistema di difesa comprendente, otre ad altri torrioni lungo le mura, anche due torri litoranee situate una a levante sulla punta di Capo Cervo, detta "Torre del Cavo" o di San Leonardo o San Antonio, costruita nel 1583, l'altra a ponente in regione la Rovere, detta "Torre di Santa Maria" o di "Santa Angeletta". Queste due torri inoltre facevano parte di un sistema di torri-vedette disposte lungo il litorale della Liguria visibili l'una dall'altra. Sulle torri costiere montavano le guardie con consegna ben definita, come risulta anche da un ordine del Senato della Repubblica emanato il 14 luglio 1625 e conservato nel nostro archivio.

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CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

La costruzione della chiesa del Santo Patrono iniziata nel 1686, terminò nel 1734. Il progetto in stile barocco, con alquante pittoresche invenzioni fu dell'architetto Gio Batta Marvaldi di Candeasco ( Imperia ) che seguì i lavori fino al 1706, anno in cui morì, lasciando la direzione dei lavori al figlio Giacomo Filippo, che continuò la costruzione, ormai giunta al tetto, negli abbellimenti esterni ed interni. La consacrazione avvenne nel 1736 per opera di Mons. Camillo De Mari, Vescovo di Aleria (Corsica). Il particolare di un affresco Il campanile fu costruito negli anni 1758-1778 su disegno del pittore Francesco Carrega di Porto Maurizio. Entrando dalla porta maggiore e volgendo a destra, passata la vasca dove veniva custodita l'acqua Santa, troviamo il primo altare dedicato a S. Nicola da Tolentino, il culto del quale fu portato dai Frati Agostiniani che vivevano nel convento di S. Maria delle Grazie adiacente alla Chiesa di S. Nicola - S. Giorgio. Di pregevole fattura la testa che rappresenta il Santo Taumaturgo. Il successivo altare delle Anime, bellissima opera, fu eseguita dal marmoraro Bernardo Gaggino da Genova nel 1772, con grande profusione di marmi pregiati. La pala fu acquistata in Genova nel 1737.
La grande nicchia custodisce delle mirabili opere d'arte: fra le quali fa da protagonista il gruppo ligneo di S. Giovanni Battista, opera seicentesca di Marcantonio Poggio, allievo del Bissoni e maestro ideale del Maragliano. Segue la grande statua lignea seicentesca della Madonna del Rosario tratta da un unico ceppo di pregevole fattura il bambino e l'elaborato panneggio.
La statua lignea dell'Immacolata, con le vesti mosse dal dolce vento d'arte, è opera di Anton Maria Maragliano. Altare di S. Antonio: pregevoli i marmi del Gaggino e la statua lignea del Santo, di scuola genovese del 1700. L'altare della Madonna del S. Rosario fu il primo ad essere costruito appena terminata la chiesa; ne fu esecutore il marmoraro Carlo Antonio Rippa di Loano. Degna di nota ci pare la parte bassa dell'altare per il raffinato intarsio dei marmi di vari colori. Di buona fattura la statua della Madonna con Bambino, scolpita in Genova nel primo '600 dallo scultore Ratto.
Le piccole formelle che fanno corona alla nicchia della Madonna rappresentano, in buona ed alquanto ardita maniera, i misteri del S. Rosario.
L'altare Maggiore è opera dello scultore Antonio Pittaluga di Genova che seppe fondere la parte alta e più antica del tabernacolo, formata da preziosi marmi ed alabastri fioriti, con quella più bassa da lui magistralmente ideata e realizzata, in un tutto unico e armonico.
Al vertice: crocifisso ligneo presumibilmente del Maragliano.
Sulla sinistra dell'altare maggiore è visibile il tabernacolo degli oli santi. Il marmo scolpito nel XV secolo, è opera pregevolissima; fu trasportato dalla chiesa antica alla nuova nei primi anni del 1700.
Notare la ricchezza e la perfezione d'intaglio del coro in legno dietro l'altare maggiore, opera assai pregiata del sec. XVIII. I marmi dell'altare del SS. Crocifisso sono opera di Bernardo Gaggino. Degne di nota sono le grandi colonne tortili di marmo nero. Il grande Cristo, di pregevolissima fattura, viene attribuito alla mano di Anton Maria Maragliano.
L'altare di S. Erasmo, protettore dei naviganti, è ricco di marmi plasmati dalla mano felice di Antonio Pittaluga. La grande pala che rappresenta la Vergine del Soccorso, S. Erasmo e S. Chiara fu eseguita nel 1736 dal Genovese Gio Lorenzo Bertolotto.
Notevole il pulpito del 1500 in marmo bianco con pannelli scolpiti rappresentanti S. Giorgio, S. Giovanni, e nella parte frontale una Pietà; di assai sensibile fattura e ordinata compostezza.
L'altare di S. Giuseppe Leacute ancora opera del Gaggino , la grande pala che raffigura il momento del trapasso del Santo, cristallizzato in un'atmosfera serena, ci rivela che l'ancora sconosciuta mano che la dipinse era senza dubbio dotata di grande sensibilità artistica
L'ultimo altare della Concezione, del 1937, si presenta a noi più spoglio e meno elegante degli altri. Nell'intenzione dei Cervesi doveva essere dedicato all'Assunta.
Il fonte battesimale è opera raffinata di marmo bianchissimo con parti ad intarsio. La copertura è in legno laccato e dorato. Circonda il tutto una balaustrata in marmo, sormontata da una bella grata in ferro battuto del XVII secolo di elevata qualità artigianale
Giunti al fonte battesimale conviene volgere lo sguardo in alto e soffermarci un momento sull'organo che, costruito dal padre Agostino Torrelli nel 1735, fu rifatto più volte, finché nel 1840 prese la forma attuale. Disegnato dall'ing. Dogliotti, venne realizzato, almeno nelle dorature dei capitelli e dei rilievi del palco, dall'intagliatore Caprile di Porto Maurizio .
Alzando ancora gli occhi verso la volta che chiude la grande unica navata, e lassù nell'abside, ci appaiono gli affreschi nervosi di Francesco Carrega da Porto Maurizio : quello grande dove vediamo il Santo precursore indicare il Cristo; e le altre decorazioni che racchiudono nelle lunette le immagini delle virtù
Più innanzi a lettere dorate su campo azzurro ci appare la scritta: "Assumpsit me de aquis multis super excelsa statuens me" (Salmo 17) che un poeta liberamente tradusse: "Dal mare assunta sorsi su questa punta" evidente testimonianza che la chiesa fu eretta soprattutto con i proventi della vendita dei coralli che i nostri antichi pescatori lasciavano parzialmente in elemosina per la costruzione della "chiesa nova."
Le altre pitture della volta risultano essere state eseguite dopo il terremoto del 1887 dal pittore Graffigna di Genova, e gli ornati sono del decoratore Audissino di Oneglia.
Considerando che il materiale per la costruzione, escluse le pietre che vennero fatte sul posto, arrivò nella quasi totalità dal mare e dalla spiaggia vennero issati fin quassù a forza di braccia le colonne, i portali, i marmi e le opere d'arte, ci si fa subito un'idea della immane e faticosa mole di lavoro compiuta dai nostri padri, sorretti ed animati unicamente dalla grande fede in Gesù Cristo.
Usciti dalla Chiesa salire la gradinata a destra, sopra la croce.
Prima di inoltrarsi per via Grimaldi - Salineri osservare gli avanzi in pietra da taglio di un'antica porta, che qui esisteva quando il Castrum Cervi era chiuso entro la prima e più antica cerchia di mura (sec. XIII).
Percorrendo la pianeggiante e stretta via, notare gli archivolti ogivali e a tutto sesto, che ornano le entrate delle abitazioni e dei fondi.
Tanto questa via quanto le altre laterali, conservano intatta a Cervo alta la fisionomia del paese medioevale ligure, che si trova invece soltanto in parte, perché modificata da sventramenti, a Porto Maurizio alto, a Sanremo della Costa, a Ventimiglia alta.
Si arriva ora in Piazza S. Caterina o dell'Ospedale. Qui è la più antica imponente opera a difesa del Castello.

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CASTELLO

La Chiesa, munita di due torri verso la piazza, di due altre laterali e di una retrostante, è un esempio quasi intatto di chiesa fortificata, e fu il primo fortilizio del Castello: chiesa, casa del popolo, parlamento, fortezza.
L'interno fu diviso nel 1784 in due sezioni, di cui la superiore, a volta unica, conserva un affresco rappresentante S. Caterina di Alessandria e decorazioni eseguite, dopo modifiche interne della chiesa, nel sec. XVI.
L'inferiore, ridotta a più vani, fu destinata a continuare in luogo e veste migliori, la funzione dell'antico ospitale che i Cavalieri di Malta o di Rodi, signori del Castello, avevano dedicato a S. Antonio abate, protettore dal fuoco di S. Antonio (risipola) e dalla lebbra (l'orribile malattia che in quei tempi infieriva anche nelle vallate di Diano e di Cervo).
Aveva soltanto funzione di ricovero per i pellegrini e per i poveri viandanti. Procedendo a sinistra, notare la robustezza delle antiche mura e le feritoie. Attraverso la moderna apertura (fatta negli anni '50) si esce nella recente piazza Castello, dalla quale scendendo verso levante per via Clavesana, fino alla porta Santa Caterina, lasciamo alla nostra destra l'altra torre d'angolo alla quale si addossano costruzioni antiche e moderne.
Dalla torre si staccano le mura antiche attraverso le quali si aprono, oltre alla porta S. Caterina, la porta Canarda, e la Marina II detta del Castello che abbiamo già incontrato.
Vediamo ora come si raggiungeva questa porta che rappresentava l'ingresso principale all'antico borgo medioevale. Il Castello di Cervo Affacciandoci al parapetto del piccolo piazzale antistante alla porta, vediamo sotto di noi la via nominata di Circonvallazione a Levante.
Questa ancora nel 700 era citata come strada romana: da essa si raggiungeva l'alta porta S. Caterina.
Della strada romana rimangono tratti meglio mantenuti lungo la falda montana detta delle Casette. Dalle Casette la strada scendeva al piccolo rio; quindi, attraversato un ponticello di origine romana, ma probabilmente rifatto nel medioevo, saliva ad immettersi nella attuale via di Circonvallazione a Levante.
Da questo più lungo tracciato che la strada era obbligata a seguire, è ragionevole dedurre, che già in tempi molto lontani esistesse quassù un nucleo abitato il quale avrebbe dato origine al nostro borgo antico.
Questa ipotesi è avvalorata dalla vicinanza ad esso di alcune sorgenti a nord del castello, fra cui quella detta delle Morene, alle quali avrebbero potuto attingere le legioni romane in marcia verso la Gallia e la Spagna, bivaccando in questo luogo e favorendovi il raggrupparsi delle primitive abitazioni di piccoli mercanti liguri.
Chi avesse tempo potrebbe inoltrarsi per un centinaio di metri lungo la via di Circonvallazione a Levante. Essa segue le antiche mura dalle quali deriva il nome di Paramu (cioè sotto muro) dai cervesi dato agli uliveti che dalla strada scendono a forte pendio verso il rio sottostante. Dalle mura, sulle quali sorsero costruzioni come quella imponente del settecentesco palazzo Simoni si staccano due piccoli torrioni uno dei quali, conservato nella sua primitiva struttura, presenta ancora una lunga feritoia.
Entrati per la porta S. Caterina, percorriamo la breve via dei Cavalieri di Malta, dalla quale si partono l'antica via Pretoria, ora Matteotti, e la via Silvio Pellico. Ritorniamo ora in piazza S. Caterina che rappresentò fin al 1600 il vero entro della vita cittadina. Già sede del palazzo feudale al quale appartennero i due torrioni, qui i consoli prima e gli anziani poi, convocavano il Pubblico Generale Parlamento degli uomini di Cervo per discutere e deliberare su problemi di interesse comune.
Alla piazza confluivano le più importanti vie del borgo ove abitavano i maggiorenti del paese. Dalla piazza transitavano per porta S. Caterina viaggiatori e messaggeri della Repubblica di Genova.
Lasciamo ora piazza Santa Caterina e, attraverso l'alto porticato di via Romana scendiamo nella via cui è stato conservato il nome di Romana ad indicare che di qui passava l'antica strada la quale veniva così a circondare l'intero castello.
Si esce dalla Porta Bondai o Speranza (volgarmente detta u Gòrbu (buco) forse a ricordo di un feroce assalto algerino vittoriosamente respinto) porta per la quale si rifugiavano nel castello gli abitanti delle ville o vici, la Rovere Chiappa, S. Bartolomeo, Pairola all'apparire in lontananza delle navi saracene.
Dalle torri del castello le guardie "davano il lume" se di notte; facevano "le fumate" se di giorno, per avvertire gli abitanti delle ville o sparsi per la campagna del pericolo che li minacciava.
La Porta Bondai e l'altra a levante detta Porta S. Caterina accoglievano tutti entro le mura del castello, pronti alla difesa e all'offesa. Fuori della Porta Bondai, bellissima vista panoramica delle due valli di Cervo e di Diano.

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PALAZZO DEL DUCA

Palazzo Duca, ottocentesco palazzo, sotto il cui ampio porticato si può osservare un perfetto lastricato costruito in piccoli ciottoli marini (caratteristica pavimentazione dei secoli scorsi) ed un bellissimo cancello in ghisa fusa. La costruzione ha un aspetto civettuolo che risalta sulle altre più antiche ed uniformi.

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CHIESA DI SAN NICOLA

La Chiesa a forma ottagonale è l'antica e prima parrocchiale, dedicata a S. Giorgio di Cappadocia, il cui culto i marinai cervesi avevano appreso in Oriente all'epoca delle Crociate, e la cui costruzione primitiva fu fatta, molto probabilmente, sulle rovine di un antico tempio pagano di forma rotonda.
La sua linea architettonica attuale non è quella primitiva. Ricostruita più volte nei secoli, fu abbandonata verso la metà del sec. XV, perché troppo esposta alle distruzioni barbaresche. Per molti anni fu cimitero; ma in principio del sec. XVII (6 aprile 1600) fu ceduta dalla Comunità ai Frati Agostiniani della Consolazione di Genova, a patto che la restaurassero, la ufficiassero e vi erigessero accanto un convento.
I lavori furono sollecitamente iniziati, e qualche mese dopo i monaci di S. Agostino si stabilirono a Cervo coltivando un grande terreno attiguo al Convento, loro concesso in dotazione dai coniugi Savona. Il Convento fu intitolato a Santa Maria delle Grazie.. Le due teste che si vedono dipinte negli angoli inferiori del quadro dell'Immacolata sul primo altare a destra della chiesa, rappresentano appunto i ritratti dei due coniugi Savona fatti eseguire dagli Agostiniani in segno di riconoscenza verso i munifici donatori. L'altare maggiore in marmi policromi, proviene dalla chiesa di S. Caterina, in Finalborgo: nel 1913 era stato sistemato nell'oratorio dei disciplinanti di Gorra, ora in totale rovina: è stato sistemato in S. Nicola nel 1987. La chiesa primitiva era di stile romanico: così era descritta in un documento del 1580.
I lavori di restauro e risanamento eseguiti ultimamente hanno messo in luce muri romanici nella attuale sacrestia e sotto l'abside.
Il campanile venne edificato nel 1668.
La chiesa fu ricostruita nella forma attuale dai Padri Agostiniani che dimorarono a Cervo, nell'attiguo convento di S. Maria delle Grazie, dal 1600 al 1798, quando vennero cacciati dalle confische napoleoniche. I lavori di restauro, iniziati nel 1985 e fatti in tre lotti, sono stati terminati nel 1991.
Nella ricerca delle antiche tinteggiature è apparso un graffio sull'ultimo strato di tinta, indicante la data di ultimazione dei lavori della nuova chiesa: 7.8.1720. La chiesa per diverso tempo venne citata contemporaneamente con l'intitolazione di S. Maria delle Grazie e con quella originaria di S. Giorgio, con preferenza per la prima. Nel 1865 nel libro della Fabbriceria viene nominata come chiesa di S. Nicola da Tolentino.

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ORATORIO DI SANTA CATERINA

L'Oratorio, piccolo tempio soffocato da ogni parte da quelle costruzioni che per penuria di spazio i nostri avi addossavano l'una all'altra togliendo anche alle loro opere migliori il necessario respiro. Incerta è l'epoca della sua costruzione mancando qualsiasi riferimento ad essa nei documenti più antichi; però uno studio, condotto sugli elementi strutturali e architettonici dall'architetto Mazzino della Soprintendenza ai Monumenti, ha confermato l'opinione più comune che lo attribuisce al secolo XIII, contro il parere di altri che ne vorrebbero far risalire la costruzione ad epoca anteriore.
Che l'opera sia dovuta ai cavalieri di Gerusalemme o di Rodi, come da alcuni si ritiene, è ipotesi accettabile date le molteplici iniziative sviluppate da quei generosi cavalieri in molti luoghi della Riviera ove, come a Cervo, essi avevano in quell'epoca svolto attività benefiche o goduto di diritti e privilegi.
La chiesa non ci è pervenuta così come oggi si presenta. Fino a qualche anno fa, prima dei restauri cui fu sottoposta per ricondurla alla sua originaria veste architettonica romanica, mostrava specialmente nell'interno trasformazioni ed aggiunte apportatevi nel secolo XVI. Sembra però che la trasformazione interna, dovuta alle maggiori esigenze di una sede parrocchiale, sia da attribuirsi alla seconda metà del '500.
Fu allora che sui lati furono aperte alcune cappelle (quelle sul lato sinistro demolito poi al principio dell'ottocento); l'originario tetto in travatura sagomata a vista venne nascosto sotto una fitta volta portante gli affreschi della Vergine, di S. Giovanni Battista e di S. Giorgio; alcune monofore sul lato destro vennero trasformate in ampi finestroni; il primitivo altare, forse in legno, venne sostituito con uno in muratura ornato di stucchi dell'epoca e tutta la caratteristica muratura interna a pietravista venne ricoperta sotto uno strato di intonaco.
Anche l'abside sembra di costruzione posteriore a quella del tempio primitivo, mentre il campanile è indubbiamente una ricostruzione del '600. Oggi i restauri sono completati. Ripristinate le monofore, demolita la volta, scrostati i muri ed eliminate tutte le soprastrutture cinquecentesche, la chiesa ci offre ancora un bell'esempio di architettura romanica del secolo XII. Sul lato destro si osserva una piccola cappella (acquistata dalla parrocchia nel 1971), che, comunicante con la chiesa, si apre attraverso un portale in ardesia sulla via Ambrogio Multedo.

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PALAZZO VIALE - VENTO

Sull'ampio porticato a loggia si innalza la bianca casa Viale oggi comunemente detta dei Vento dal nome di due esimi sacerdoti che ne abitarono la parte superiore nella seconda metà del secolo scorso.
Nella propria casa il maestro Don Domenico Vento insegnò per circa trent'anni ai ragazzi cervesi, prima cioè che la scuola comunale avesse una propria sede.
L'interno di essa è arricchito da tele pregiate e da affreschi e decorazioni attribuiti al Carrega di Porto Maurizio .

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